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Scandalo televisivamente indeterminato?

Come osservatore di questa realtà, non posso non concedermi un commento sulla trasmissione che partirà martedì sera su La7: “Il contratto - Gente di Talento”.

Uno show dove 3 concorrenti si sfidano per firmare un contratto a tempo indeterminato.

TvBlog segnala che saranno 8 puntate con la possibilità di prolungarle di altre 4, per un totale di 8+4 contratti in palio, 24+12 possibili candidati-concorrenti che si daran battaglia per un lavoro.

Ok. Non è uno scherzo. Ma sembra che Live!, il film con Eva Mendes, non sia così lontano: trasformare in show un gesto che fino a pochi anni fa non era che la normale dinamica quotidiana del trovare una collocazione sociale.

Penso al riferimento del soggetto che intende partecipare a questo show. Sarà 30enne come me? Magari formato (modestamente) come me? Avrà una laurea e un master? Sarà stato oggetto di molti stage gratuiti, vessazioni, sfruttamenti vari? Avrà conosciuto il brutto vizio dell’andare a lavorare senza retribuzione? Avrà litigato anche lui con i suoi genitori che gli imputavano la scelta di perseguire la preparazione a lui più consona? E come giustificherà la scelta di andare a buttarsi in scena in uno studio televisivo per trovare un LAVORO? Cosa farà, soprattutto, se fallirà con qualche milione di persone che lo guardano?

La scelta di spettacolarizzare questa componente dell’esistenza umana, rende benissimo l’idea di che cazzo di Paese sia diventato l’Italia. Non so se sia un format italiota, ma credo fermamente che la scelta di rendere intrattenimento la disperazione di alcuni giovani disoccupati magari con una preparazione di livello sia come esporre una tigre siberiana in uno zoo di Miami.

Un azzardo che espone la persona all’umiliazione di doversi trasformare, da professionista senza occupazione a macchietta che mostra il suo essere preparato e la sua disponibilità a mostrare la difficoltà dell’esser senza occupazione a un pubblico assetato di disperazione, mai pago di vouyerismo becero e impudente, magari smaccato da quel livello di buongusto che scende e dalla sicurezza di un lavoro acquisito.

Perché, son sicuro, saranno quelli che il contratto a tempo indeterminato ce l’hanno, che apprezzeranno questo sadico mostrare il lato debole di un popolo che non sa scegliere la propria rappresentanza, non sa ribellarsi a un Presidente del Consiglio discutibile, che non sa cosa significhi Federalismo e non si arrabbi se qualcuno lo dipinge diverso da ciò che è.

Ecco. Questo programma, con lo spot che simula un colloquio di lavoro, con la conduttrice nella parte della candidata e la camera che la riprende che pone in soggettiva lo spettatore quasi fosse lui il selezionatore (infatti può cambiare canale, ma non mi stupirei ci fosse il televoto a pagamento), trasforma la TV nella vera stanza dove tutto si sceglie, anche dove si rifugiano le speranze di una generazione senza più idea di cosa possa essere una vita decente, con una sistema previdenziale, con la mutua e la liquidazione.

Non me ne voglia La7, una delle TV che più apprezzo, e neanche Sabrina Nobile, conduttrice di livello che altrettanto considero in gamba. Ma questo format è uno sputo a chi combatte quotidianamente con l’impossibilità di considerare come probabile il futuro.