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Editoriale politico di inizio anno
Ci sono momenti in cui nessuno può sfuggire al giudizio del popolo. Sia esso politico, opinionista, giornalista, intellettuale. E questo momento, è giunto quest’anno, con il 2011 che lo si ammetta oppure no i conti verranno al termine.
Cesare Battisti fuggì nel 1981 dall’Italia. Quasi 30 anni fa. Non si sa dal 28 dicembre che governi amici lo hanno, o lo stanno, proteggendo: si sa dal 1981, quando fuggì. Come si sa dal 1981 che la Mafia ama riciclare il danaro sporco, che la politica deve rimanere intonsa e che il popolo deve proteggere da sé il proprio diritto al… diritto, ossia deve combattere quotidianamente per preservare ciò che oggi riteniamo assolutamente imprescendibile per la nostra vita quotidiana: cibo, assistenza sanitaria, lavoro, istruzione, assistenza previdenziale.
Mentre scrivo, i grandi temi che i tg trattano sono l’incidente occorso all’ex calciatore Carrera, il calendario fatto con un palestrato (presumo non accademico o diplomato in una qualsiasi scuola di teatro) per commemorare la giovane Sarah Scazzi, la pioggia di merli in Arkansas, il calciomercato. In apertura, in maniera quasi sempre parziale, i TG parlano di contratto dei metalmeccanici della Fiat non firmato e di delocalizzazione della fabbrica di Mirafiori, parlano del federalismo e della minaccia del voto anticipato, parlano della fantomatica estradizione di Cesare Battisti dal Brasile, parlano dell’attentato di Natale davanti a una chiesa.
Il punto è che l’italiano ha accettato tutto senza dire nulla. Ha accettato che il diritto del popolo d’esser sovrano venisse mano a mano risicato, eroso, deriso, spogliato, fino a essere un optional. Oggi, un industriale può dire: “Scegliete, o firmate o con voi non tratto e perdete il lavoro”. Una falsa trattativa, una falsa democrazia. Tradotto, equivale a dire: “O fai ciò che ti dico io, oppure sono cazzi tuoi”, e tavolta preferirei che l’italiano fosse usato come andrebbe usato.
Il candidato sindato di Torino, Fassino, dice che ha ragione l’industriale. Il candidato sindaco di Torino Fassino dimentica che un sindaco è il primo cittadino, rappresentante del popolo e dei cittadini. Non è presidente di una società per azioni o di un’azienda, non è un imprenditore: lui rappresenta i cittadini. Quindi, il suo ruolo non è dare ragione a uno o agli altri, ma MEDIARE. Dovrebbe dire: “Io sono qui a disposizione per portare accordo, perché se voi non firmate perdete il lavoro, ma lui non può dire che porta il culo in Serbia dove il diritto non esiste”. Altrimenti, sarebbe solo sfruttare la mancanza di diritto di altra gente, con tanti saluti alle minchiate dell’uguaglianza e del volere cambiare il mondo.
Il PD e il PDL, la politica insomma, si sveglia ora nel dire che Battisti dovrebbe marcire in galera perché ha ammazzato delle persone. Sono 30 anni che Battisti fa l’artista all’estero, e nessun governo non ha mosso un dito per farlo rientrare, con tanta benedizione dall’intellighenzia di sinistra che facendo finta di nulla non prendeva posizione e accettava che all’estero governi compiacenti aiutassero un signore come Cesare Battisti. Questo deve far riflettere l’italiano, amante dello svegliarsi all’ultimo in ogni dove. Come nel 2011, quando si sveglierà e capirà che la crisi non è finita. Come alla prossima ragazzina brutalmente uccisa, quando si sveglierà e capirà che il guardare interminabili talk show spettacolarizzanti di questi eventi segnano la fine della dignità e l’inizio del cannibalismo di quella stessa vittima.
L’Italia è sull’orlo del baratro per colpa di tutti. Non di Berlusconi, non della sinistra, non degli italiani, non di Marchionne. Sta collassando perché tutti non hanno voglia di cambiare. Tutti stanno bene nel vivacchiare e nessuno ha voglia di cambiare. E se qualcuno ci prova, viene normalizzato, fermato, arrestato, comprato, sottomesso, non da un’organizzazione sovrana alle altre, ma da un sistema che non è in grado di sostenere alcuna spinta innovativa perché, se questa spinta venisse posta, allora sarebbe il crollo di tutto e l’inizio di una nuova Rivoluzione che semplicemente riporterebbe tutto al proprio posto, riconsegnando i diritti che in questi ultimi anni sono stati erosi ai legittimi proprietari.
Io osservo tutto questo e come italiano non posso che assaporare il mio dissenso, il mio senso di schifo verso questo capitalismo marcio, questa sinistra ipocrita, questi continui sacerdoti della purezza politica e ideologica che citano i valori più grandi sapendo però di condannare il popolo con la distruzione dello stato sociale, con la scelta di non risolvere i problemi energetici e dei rifiuti con l’ausilio di nucleare e inceneritori, con la scelta di scambiare con danaro la vita dei bambini che verranno.
Io non ho più un’idea, in quest’Italia. Questo 2011 inizia con la consapevolezza di non credere più a nessuno, perché nessuno ha scelto di credere nel futuro.
Un mio amico, la notte di capodanno, mi ha detto: “Vedi, a me non piace quello che si sta facendo a Mirafiori. Però è la realtà: o firmano o gli altri portano tutto all’estero e perdono il lavoro.”
Ho risposto: “E i diritti? Perché tu dai per assodato che la mutua, le ferie, le pause, siano dovute a te mentre a loro no? Che differenza c’è fra te e loro?”.
Non ho avuto risposta. Anche se dentro di me sapevo che dentro di me chiunque ormai non è più interessato alla risposta, dentro sente solo l’eco della frase: “Meglio a loro che a me.”.
Per questo, il 2011 ci spazzerà via tutti, e forse sarà meglio così.